| Direttore: Dott.ssa Elisabetta Guida (Psichiatra) |
| Assistenti: |
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Dott. Francesco Somajni (Psichiatra) |
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Dott. Massimo Del Vecchio (Psicologo clinico) |
La depressione, indubbiamente tra le principali patologie psichiatriche, per il suo drammatico progressivo aumento è stata recentemente proclamata malattia di interesse sociale.
Oggi molti ne parlano e ne scrivono, spesso senza competenza alcuna, soprattutto per quanto riguarda la terapia, ingenerando notevole confusione.
Certamente la depressione è una malattia coesistente con un alterato biochimismo cerebrale (non diversamente, per esempio, dal diabete, ma ben più complessa) e può essere intesa come un’abnorme esaltazione delle normali oscillazioni dell’umore esistenti in tutti gli individui, oppure come un’alterazione patologica dell’umore, diversa comunque dalla normale tristezza.
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Ciò ovviamente non significa che un trauma psichico o stress prolungati, particolari eventi psico-sociali (lutti, pensionamento, precedenti esperienze di separazione nell’infanzia), determinate malattie o particolari trattamenti farmacologici non possano provocarla (depressioni psicoreattive o iatrogene).
Tuttavia perché il lutto, le frustrazioni, gli insuccessi possano determinare la depressione, occorre ammettere l’esistenza di una particolare labilità nella omeostasi timica, ovviamente diversa nei singoli casi.
Infatti come nel soggetto normale, non predisposto al diabete, gli eccessi alimentari provocano obesità, ma mai il diabete, nel soggetto non predisposto alla depressione i vari stress esistenziali non determinano la depressione e vengono vissuti e gestiti entro i confini della tristezza.
Esistono diverse forme di depressione: essa è infatti una malattia polisintomatica, può cioè esprimersi con netta prevalenza psichica (per esempio in una dominante ideazione suicida) oppure somatica (somatizzazioni osteo-articolari, cardiocircolatorie, gastroenteriche etc.) e può altresì alternarsi ad esaltazioni dell’umore in senso euforico-maniacale, dando luogo a quadri clinici veramente assai vari e complessi, talora di difficile diagnosi.
La Casa di Cura “Le Betulle” è particolarmente attrezzata e specializzata ad affrontare con rapidità ed efficacia il problema: per questo tipo di patologia, infatti, la durata dei ricoveri è spesso inferiore ai 10-15 giorni e difficilmente si protrae oltre il mese.
Per un’ottimale gestione della terapia vanno tenuti presenti alcuni principi fondamentali:
- I mezzi per curare la depressione sono essenzialmente gli psicofarmaci antidepressivi (circa una cinquantina di sostanze sintetizzate in 50 anni di ricerca) coadiuvati da una psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale.
- La scelta del farmaco col quale iniziare il trattamento si opera sulle caratteristiche cliniche della forma depressiva, cioè guidata essenzialmente dai sintomi, oppure dalle risposte in trattamenti precedenti (“anamnesi psicofarmacologica”), oppure ancora dalle risposte ai farmaci di un parente di primo grado; in alternativa, infine, sulla base della “statistica inconscia”, cioè dell’esperienza del medico maturata negli anni.
- Come già detto, la risposta agli psicofarmaci è sempre personale, spesso imprevedibile, talora paradossale; cioè lo psicofarmaco che dovrebbe anche sedare può indurre agitazione e viceversa quello che dovrebbe stimolare può dare sonnolenza, magari anche sgradevole: quindi, soprattutto nel malato ambulatoriale, si impone cautela iniziale nel dosaggio.
Il farmaco che esercita effetti sicuramente negativi va rapidamente sostituito con farmaci di caratteristiche farmacodinamiche diverse, magari opposte.
Se invece esercita effetti sicuramente positivi va aumentato nel dosaggio anche decisamente, specie nel malato ricoverato.
Quando possibile è utile, per un più rapido riscontro degli effetti, la prova del farmaco iniettato per via parenterale, meglio venosa.
Spesso l’insuccesso di una terapia dipende da una dose insufficiente.
- Non è vero che i farmaci sintetizzati più recentemente devono essere di prima scelta, che va invece effettuata sulle caratteristiche cliniche della forma depressiva da curare: per esempio è errato utilizzare gli SSRI (serotoninergici selettivi) in presenza di una depressione con somatizzazioni gastroenteriche (nausea, vomito, ansia allo stomaco etc.) meglio influenzata dalla “vecchia” amitriptilina e derivati.
- In alcuni casi, specie nei “pazienti non responders”, può essere utile l’associazione di diversi farmaci antidepressivi tenendo ben presenti le reciproche incompatibilità (presuppone notevole preparazione del medico).
Tali farmaci antidepressivi possono essere utilmente associati anche ai sali di litio, agli ormoni tiroidei e ad altri farmaci psicoattivi.
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